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Il film Nine diretto dal premio Oscar Rob Marshall esce in 250 in tutta Italia distribuito dalla O1 .il costo di questo film si aggira a circa 64 milioni di dollari ma al botteghino non ha riscosso molto successo .Indubbiamente l’andamento è leggermente tedioso seppure bello nel suo insieme
Un cast superbo si articola in modo estremamente corale per questo omaggio definitivo ed unico nel suo genere a Federico Fellini.
Il protagonista è circondato da bellissime donne che si alternano come fantasmi nella sua vita :la moglie la devota Luisa ( Marion Cotillard) ,la sua amante tentatrice e sensuale (Penelope Cruz),Claudia ,la sua musa ispiratrice ( Nicole Kidman),la sua costumista e fidata amica Lilli(Judi Dench),una giornalista spregiudicata e seducente (Kate Hudson),una prostituta che lo ha introdotto ai piaceri sessuali (Stacy Ferguson),e la sua amata madre (Sophia Loren) ,cerca l’ispirazione e una redenzione dalla sua vita dissoluta e dai suoi demoni che lo assalgono .
Per farlo Marshall non ha a disposizione però l'alter-ego perfetto, l'osmosi artistica e personale che caratterizzava il rapporto di Fellini con Marcello Mastroianni. Deve ricorrere perciò a un grande attore come Daniel Day-Lewis, bravo ma mai completamente assimilabile al demiurgo, interpretato magnificamente da Daniel Day-Lewis ,anche se questo ruolo non è la performance migliore di questo splendido attore.
Il Guido Contini di Day-Lewis non è quello di Marshall. La biforcazione è culturale, istintitiva. La sensibilità fanfarona e un pò frivola del regista cozza con l'intensità quasi tragica del personaggio/attore.
Lo sfarzo scenografico in cui storico Teatro 5 di Cinecittà è lo sfondo ideale di questo ricco e peculiare musical prende vita ad ogni ricordo ed emozione del protagonista e lo sforzo recitativo (gran cast: da Penelope Cruz a Judi Dench, da Marion Cotillard a Nicole Kidman, più i vari camei italiani, come quelli della Loren e di Ricky Tognazzi) è frastornante e non seducente . Ad eccezione di qualche avvincente performance quale quella di Penelope Cruz.
Non si può fare a meno di notare come il famoso fenomeno della “dolce vita” che ha contraddistinto il periodo aureo Felliniano appare come un contorno sfocato .
La riduzione ad un genere musical tanto caro al regista qui sembra una forzatura stilistica quasi che la narrazione sia secondaria all’alternarsi dei vari numeri musicali ,che rendono abbastanza difficile da parte dello spettatore seguire senza provare un minimo di tedio narrativo.
Fellini non vide mai la versione teatrale di Nine a Brodway ma il fatto che i suoi film continuassero a far parlare di lui lo rendeva felice. Fellini diceva che “i sogni sono l’unica realtà” e questo era il leit-motiv della sua vita e del suo lavoro come regista ,oltre ad essere il nodo centrale di Nine.
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Nine non è il remake del film “8 1/2” ma è solo un tributo come conferma lo stesso regista , è un film totalmente a sé stante ,una trama originale che mescola teatro ,cinema e musica in una Roma degli anni 60 sfumata e percepibile nei particolari.
E’ evidente il radicale ribaltamento dell'intenzione felliniana: se il Guido di 8 ½ soffre di una mancanza d’ispirazione , perso nella propria immaginazione (riscattate dalla grandeur visionaria del maestro), quello di Nine pecca più che altro di eccesso di creatività, riflessa puntualmente nel disordine affettivo dei troppi stimoli e delle tante amanti. Il suo problema non è ritrovare l’origine della creazione ma dare a questa un ordine, assegnando un posto preciso, un senso, alle sue proliferanti avvisaglie. La guarigione (creativa, esistenziale) di Guido non avverrà finchè le sue energie non saranno catalizzate nel supremo schema normo-regolatore.
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